Se non fosse per le sofferenze della vita, probabilmente pochissime persone cercherebbero mai la via sufi o troverebbero rifugio in qualsiasi altra tradizione spirituale. I dolori di un amore fallito, la delusione di un’amicizia infranta, l’amaro fallimento del sogno di una vita, la miseria estenuante di una malattia persistente o la scomparsa di una persona cara – tutto questo può portarci a mettere in discussione le nostre convinzioni sulla vita e a cercare intorno a noi una certezza, «un bastone nei momenti di debolezza, una roccia nell’affaticamento della vita». A causa della natura della nostra origine – poiché proveniamo da una Fonte perfetta, come ci dice il sufi Inayat nel capitolo X del testo Purificazione Mentale – proviamo un innato desiderio di Verità, ma l’anima, avendo accettato la veste della mortalità, è facilmente ingannata. Quando la vita è comoda, lo spirito comincia ad assopirsi e crede che i suoi sogni siano realtà. È solo il dolore che ci risveglia alla necessità di lottare e di allontanarci dal richiamo delle sirene di comfort e piacere, un richiamo che si rivela essere solo una trappola seducente.
Nella “Ciotola di Saki” troviamo questo detto per il 19 luglio: la vera felicità dell’anima sta nel provare la gioia interiore, e non sarà mai pienamente soddisfatta dai piaceri esteriori e apparenti; il suo legame è con Dio, e nulla di meno della perfezione potrà mai soddisfarla. Il detto del giorno seguente tocca la stessa verità in modo leggermente diverso: ogni colpo della vita trafigge il cuore e risveglia in noi la capacità di provare empatia verso gli altri; e ogni momento di conforto ci culla nel sonno, e diventiamo inconsapevoli di tutto.
Ma quale conforto può offrire il cammino spirituale a colui che cerca, se ferito dai colpi della vita? Parliamo del messaggio d’amore, armonia e bellezza, parole affascinanti che sembrano sussurrare la promessa del paradiso, ma anche quando ci uniamo alla carovana sufi e iniziamo ad arrancare lungo il percorso, scopriamo i colpi non cessano; continuano a pioverci addosso e molto spesso causano ancora più dolore. Dovremmo credere che sia “spirituale” accettare il dolore e soffrire senza discutere? O abbiamo frainteso? Forse ci siamo resi conto che la vita nel mondo è deludente, ma dobbiamo ora concludere che anche la vita spirituale non ci offre nulla di meglio? Quale speranza può offrire il Sufismo?
Nessuno dotato di un po’ di buon senso direbbe che la spiritualità possa rendere più facile la vita nel mondo, e le sedicenti autorità e i guru online che promettono ai propri seguaci il paradiso in terra stanno illudendo chi li ascolta – e anche se stessi. Nel regno della manifestazione è una semplice certezza che ciò che viene riunito un giorno finirà per disperdersi. Pertanto, tutto ciò che ci offre conforto materiale è limitato e ci limita attraverso la nostra devozione ad esso. Né il Sufismo né qualsiasi altro percorso spirituale possono garantirci la libertà dalle difficoltà della vita nel mondo. Ciò che gli insegnamenti spirituali ci offrono, tuttavia, è uno scorcio di ciò che è al di là dei limiti, la luce e la vita infinite da cui proveniamo: elevandoci a quel livello potremo riconquistare il nostro posto nell’eternità. Questa è la nostra speranza. Da quell’altezza dovremo comunque affrontare tutte le difficoltà della vita nel mondo, ma le vedremo in modo molto diverso.
Continua…
Tradotto da Faraz Massimo Rubino
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