Hazrat Inayat : Love, Human and Divine, pt I
Hazrat Inayat Khan introduce questo tema esaminando la filosofia dell’amore.
L’anima, nel suo cammino verso la manifestazione, attraversa quattro stati: Ilm, Ishq, Wujud, Shuhud. Ilm è lo stato originario della coscienza, l’intelligenza pura. Ishq è l’amore, il passo successivo dell’intelligenza verso la manifestazione; pertanto, intelligenza e amore sono la stessa cosa nella loro essenza. Gli oggetti come le rocce e gli alberi non possiedono intelligenza, pertanto non possiedono amore, se non una minima percezione di amore presente nella vita vegetale. Ma tra gli animali e gli uccelli l’intelligenza si sviluppa, ed è per questo che in essi l’amore comincia a manifestarsi. Wujud è il mondo oggettivo, il cui scopo è quello di essere amato, poiché l’amore non potrebbe manifestarsi se non ci fosse un oggetto da amare. Shuhud è la realizzazione dell’esperienza dell’amore, in qualunque aspetto essa si manifesti.
La parola “amore” deriva dal termine sanscrito lobh, che significa desiderio, aspirazione. La stessa parola è utilizzata nella lingua russa: «liubov». L’amore può essere definito, in altre parole, come il desiderio di essere consapevoli dell’oggetto dell’amore. Pertanto lo Shuhud, la realizzazione dell’amore, è l’unico obiettivo di ogni anima. È l’amore nei suoi diversi aspetti che è conosciuto con nomi quali: volontà, desiderio, gentilezza, favore e così via.
Nell’amore risiede ogni conoscenza. Sono proprio l’amore e l’interesse dell’umanità per le cose che, col tempo, ne svelano il segreto, e solo allora l’uomo sa come svilupparle, controllarle e utilizzarle. Nessuno può conoscere davvero qualcuno, per quanto possa professare di conoscerlo, se non chi ama, perché in assenza di amore gli occhi interiori sono ciechi. Sono aperti solo gli occhi esteriori, che non sono altro che gli occhiali degli occhi interiori. Se la vista non è acuta, a che servono gli occhiali? È per questo motivo che ammiriamo tutti coloro che amiamo e siamo ciechi di fronte alle buone qualità di coloro che non amiamo. Non è sempre che questi meritino la nostra indifferenza, ma i nostri occhi, senza amore, non riescono a vedere la loro bontà. Anche coloro che amiamo possono avere dei difetti, ma poiché l’amore vede la bellezza, noi vediamo solo quella in loro. L’intelligenza stessa, nel suo passo successivo verso la manifestazione, è amore. Quando la luce dell’amore si è accesa, il cuore diventa trasparente, così che l’intelligenza dell’anima possa vedere attraverso di esso. Ma finché il cuore non è acceso dalla fiamma dell’amore, l’intelligenza, che anela costantemente a sperimentare la vita in superficie, brancola nel buio.
L’intero creato è fatto per l’amore. L’uomo ne è il più capace. Se in casa nostra abbiamo una pietra e ci piace molto, la pietra non sarà consapevole del nostro amore nella stessa misura in cui lo sarebbe una pianta. Se abbiamo una pianta e ce ne prendiamo cura, essa risponderà alle nostre cure e fiorirà. Gli animali provano affetto. Se teniamo un animale in casa, quanto affetto e amore può provare! Gli animali addomesticati col tempo diventano affettuosi come un membro della famiglia. Fu il cane di Giuseppe a nutrirlo mentre era nel pozzo, finché non fu trovato da alcuni viaggiatori di passaggio. Si dice che il cavallo di un arabo caduto sul campo di battaglia vegliò su di lui per tre giorni, proteggendo il suo cadavere dagli avvoltoi finché non arrivarono i suoi compagni. Ma l’uomo, essendo dotato della maggiore intelligenza, possiede nella sua natura la più grande capacità di amare.
Tutto ciò dimostra che il creato si è evoluto dalla vita minerale a quella vegetale, da quella vegetale a quella animale e da quella animale all’essere umano, mostrando un graduale sviluppo dell’amore in ogni fase.
Continua…
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