Hazrat Inayat: Il misticismo del suono, pt XX
Pir-o-Murshid Inayat Khan inizia ora a parlare del misticismo del ritmo.
Il movimento è il senso della vita, e la legge del movimento è il ritmo. Il ritmo è la vita travestita da movimento, e in ogni sua veste sembra attirare l’attenzione dell’uomo; dal bambino che si diverte con il movimento di un sonaglio ed è cullato dall’oscillazione della sua culla, all’adulto in cui ogni gioco, sport e divertimento racchiude in qualche modo il ritmo, che si tratti di tennis, cricket o golf, così come della boxe e della lotta. Ancora, nelle attività intellettuali dell’uomo, sia la poesia che la musica, vocale o strumentale, hanno nel ritmo il loro spirito e la loro vita. C’è un detto in sanscrito secondo cui il tono è la madre della natura, ma il ritmo è il suo padre. Un neonato, una volta abituato a un orario regolare per il suo pasto, lo richiede a quell’ora, sebbene non abbia alcuna idea del tempo. Ciò si spiega con il fatto che la natura stessa della vita è il ritmo. Il neonato inizia la sua vita sulla terra muovendo braccia e gambe, mostrando così il ritmo della sua natura e illustrando la filosofia che insegna che il ritmo è il segno della vita. L’inclinazione alla danza mostrata da ogni uomo illustra anche quella natura innata della bellezza che sceglie il ritmo come sua espressione.
Il ritmo produce un’estasi inspiegabile e incomparabile a qualsiasi altra fonte di ebbrezza. Ecco perché la danza è stata il passatempo più affascinante di tutti i popoli, sia civilizzati che selvaggi, e ha deliziato allo stesso modo santi e peccatori. Le razze che mostrano una tendenza verso un ritmo fortemente accentuato devono essere vigorose per natura. Il jazz proviene dai negri, e la sincopazione è il segreto del suo fascino ed è l’espressione naturale del ritmo della loro razza. Il suo ritmo suscita una sorta di vita sia tra gli artisti che tra il pubblico, ed è l’amore per questa vita che ha dato tanta popolarità al jazz. Le danze di molte tribù selvagge in diverse parti del mondo mostrano un ritmo molto pronunciato, il che dimostra che il ritmo non è una cultura ma è naturale. Tra gli europei, gli spagnoli, i polacchi, gli ungheresi e i russi mostrano la maggiore tendenza al ritmo.
Il segreto del successo del balletto russo e della danza spagnola risiede nel loro ritmo squisito. Tra le popolazioni asiatiche, la musica dei mongoli si basa principalmente sul ritmo, che nella loro musica è più marcato della melodia. Anche nella musica turca e persiana il ritmo è marcato, mentre tra gli arabi la varietà dei ritmi è molto ampia. In India, tuttavia, la cultura del ritmo ha raggiunto la perfezione. Un musicista esperto in India improvvisa una melodia, mantenendo lo stesso tempo per tutta l’improvvisazione. Per diventare un maestro di musica in India, bisogna padroneggiare a fondo non solo il raga, la scala, ma anche il tala, il ritmo. Gli indiani, come popolo, sono naturalmente inclini al ritmo; la loro danza Tandava Nritya, la danza del Sud, è un’espressione del ritmo attraverso il movimento.
Nella scienza musicale indù esistono cinque diversi ritmi che derivano generalmente dallo studio della natura:
Caturasra, il ritmo di quattro battiti, inventato dai Deva o uomini divini.
Tisra, il ritmo di tre battiti, inventato dai Rishi o santi.
Khanda, il ritmo di cinque battiti, inventato dai Rakshasa,
Mishra, il ritmo di sette battiti, inventato dal popolo.
Sankirna, il ritmo di nove battiti, inventato dalla classe commerciale.
Mahadeva, il grande Signore degli yogi, era il danzatore del Tandava Nritya, mentre la sua consorte Parvati danzava il Lasya Nritya.
Continua…
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