Hazrat Inayat: Il misticismo del suono, pt XXV
Pir-o-Murshid Inayat Khan continua ad esaminare il misticismo del suono così come si manifesta nel regno della musica.
Una parola pronunciata con un certo tono denota sottomissione, mentre la stessa parola pronunciata con un tono diverso esprime un comando; una parola pronunciata con una certa intonazione denota gentilezza, mentre la stessa parola pronunciata con un’intonazione diversa esprime freddezza. Le parole pronunciate con un certo ritmo denotano disponibilità, mentre le stesse parole esprimono riluttanza se pronunciate a un diverso grado di velocità. Fino ad oggi le lingue antiche come il sanscrito, l’arabo e l’ebraico non possono essere padroneggiate semplicemente imparando le parole, la pronuncia e la grammatica, perché è necessaria una particolare espressione ritmica e tonale. La parola in sé è spesso insufficiente per esprimere chiaramente il significato. Lo studente di lingue, attraverso uno studio approfondito, può scoprirlo. Anche le lingue moderne non sono altro che una semplificazione della musica. Nessuna parola di nessuna lingua può essere pronunciata sempre allo stesso modo senza la distinzione di tono, timbro, ritmo, accento, pausa e sospensione. Una lingua, per quanto semplice, non può esistere senza musicalità; la musicalità le conferisce un’espressione concreta. Per questo motivo una lingua straniera viene raramente parlata alla perfezione; le parole vengono imparate, ma la musicalità non viene padroneggiata.
Si potrebbe definire il linguaggio come la semplificazione della musica; la musica è nascosta al suo interno così come l’anima è nascosta nel corpo; ad ogni passo verso la semplificazione, il linguaggio ha perso parte della sua musicalità. Uno studio delle tradizioni antiche rivela che i primi messaggi divini furono trasmessi attraverso il canto, così come i Salmi di Davide, il Cantico dei Cantici, i Gatha di Zoroastro e la Gita di Krishna.
Quando il linguaggio divenne più complesso, si chiuse come se fosse un’ala, il senso di tono, lasciando invece aperta l’altra ala, il senso di ritmo. Ciò rese la poesia una disciplina distinta e separata dalla musica. Nell’antichità le religioni, le filosofie, le scienze e le arti erano espresse in poesia. Parti dei Veda, dei Purana, del Ramayana, del Mahabharata, dello Zend-Avesta, della Kabbala e della Bibbia si trovano in versi, così come diverse arti e scienze nelle lingue antiche. Tra le scritture solo il Corano è interamente in prosa, e anche questo non è privo di poesia. In Oriente, anche in tempi recenti, non solo i manoscritti di scienza, arte e letteratura erano scritti in poesia, ma persino i dotti discorrevano in versi. Nella fase successiva, l’uomo liberò il linguaggio dal vincolo del ritmo e trasformò la poesia in prosa. Sebbene l’uomo abbia cercato di liberare il linguaggio dai vincoli del tono e del ritmo, nonostante ciò lo spirito della musica esiste ancora. L’uomo preferisce ascoltare la poesia recitata e la prosa ben letta, il che è di per sé una prova che l’anima cerca la musica anche nella parola parlata.
La tenera cantilena della madre calma il neonato e lo fa addormentare, e la musica vivace lo stimola a ballare. È la musica che raddoppia il coraggio e la forza di un soldato quando marcia verso il campo di battaglia. In Oriente, quando le carovane viaggiano di luogo in luogo in pellegrinaggio, cantano mentre avanzano. In India i facchini cantano mentre lavorano, e il ritmo della musica rende loro più facile anche il lavoro più duro.
Continua…
Discover more from The Inner Call
Subscribe to get the latest posts sent to your email.
