Hazrat Inayat: Il misticismo del suono, Pt XXVIII
Hazrat Inayat Khan prosegue la sua riflessione sul misticismo della musica e inizia a descrivere lo strumento musicale perfetto: la voce.
Il segreto della composizione sta nel mantenere il tono il più saldo e il più a lungo possibile attraverso tutte le sue diverse graduazioni; un’interruzione ne distrugge la vitalità, la grazia, la forza e il magnetismo, proprio come il respiro racchiude la vita e possiede tutta la grazia, la forza e il magnetismo. Ci sono alcune note che richiedono una durata maggiore rispetto ad altre, a seconda del loro carattere e del loro scopo.
In una vera composizione si intravede una miniatura della musica della natura. Gli effetti del tuono, della pioggia e della tempesta, e le immagini di colline e fiumi rendono la musica una vera e propria arte. Sebbene l’arte sia un’improvvisazione sulla natura, essa è autentica solo quando si mantiene vicina alla natura. La musica che esprime la natura e il carattere di individui, nazioni o razze è ancora più elevata. La forma più alta e ideale di composizione è quella che esprime la vita, il carattere, le emozioni e i sentimenti, poiché questo è il mondo interiore che si vede solo con l’occhio della mente. Un genio usa la musica come linguaggio per esprimere pienamente, senza l’aiuto delle parole, tutto ciò che desidera far conoscere; poiché la musica, linguaggio perfetto e universale, può esprimere i sentimenti in modo più completo di qualsiasi lingua.
La musica perde la propria libertà quando è soggetta alle leggi della tecnica, ma i mistici, nella loro musica sacra, indipendentemente dall’opinione del mondo, liberano sia le loro composizioni che le loro improvvisazioni dai limiti della tecnicità.
L’arte della musica in Oriente è chiamata Kala e presenta tre aspetti: vocale, strumentale ed espressivo del movimento.
La musica vocale è considerata la più elevata, poiché è naturale; l’effetto prodotto da uno strumento, che è meramente una macchina, non può essere paragonato a quello della voce umana. Per quanto perfette possano essere le corde, esse non possono suscitare nell’ascoltatore la stessa impressione della voce che, come respiro, proviene direttamente dall’anima ed è stata portata in superficie attraverso il medium della mente e degli organi vocali del corpo. Quando l’anima desidera esprimersi attraverso la voce, provoca innanzitutto un’attività nella mente; e la mente, per mezzo del pensiero, proietta vibrazioni più sottili sul piano mentale; queste, a loro volta, si sviluppano e scorrono come respiro attraverso le regioni dell’addome, dei polmoni, della bocca, della gola e degli organi nasali, facendo vibrare l’aria attraversandoli, fino a manifestarsi in superficie come voce. La voce, quindi, esprime naturalmente l’atteggiamento della mente, sia esso vero o falso, sincero o insincero.
La voce possiede tutto quel magnetismo di cui uno strumento è privo; poiché la voce è lo strumento ideale in natura, sul quale si modellano tutti gli altri strumenti del mondo.
Continua…
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Pir-o-Murshid Hazrat Inayat Khan beschrijft een beweging vanuit de ziel, via de geest, de gedachte en de adem, tot de stem die uiteindelijk iets van de innerlijke gesteldheid hoorbaar maakt.
Hij zegt daarbij iets opvallends: de stem drukt de houding van de geest uit, of die nu waar of onwaar, oprecht of onoprecht is.
En tegelijk waarschuwt hij dat muziek haar vrijheid verliest wanneer zij onderworpen raakt aan de wetten van de techniek.
Daarbij klinkt voor mij zacht mee:
“Waar het hart vol van is, daar loopt de mond van over.”
— Matteüs 12:34
Mullah oefende urenlang op zijn stem.
Hij klonk perfect.
Toen luisterde hij naar een opname.
En hij hoorde iets wat hij niet had willen horen.