Hazrat Inayat : The Mysticism of Sound pt XXXIII (Italian version)

Hazrat Inayat: Il misticismo del suono, Pt XXXIII

Pir-o-Murshid Inayat Khan conclude qui le sue riflessioni sulla musica con alcune spiegazioni sugli stati di estasi.

Sin dai tempi di Rumi, la musica è entrata a far parte delle pratiche devozionali dell’Ordine Mevlevi dei Sufi. Le masse, in generale, a causa delle loro ristrette visioni ortodosse, hanno osteggiato i Sufi e si sono opposte a loro per la loro libertà di pensiero, fraintendendo così l’insegnamento del Profeta, che proibiva l’uso improprio della musica, non la musica nel vero senso della parola. Per questo motivo i Sufi hanno creato un linguaggio musicale, in modo che solo gli iniziati potessero comprendere il significato dei canti. Molti in Oriente ascoltano e apprezzano questi canti, senza comprenderne il vero significato.

Un ramo di questo ordine giunse in India nei tempi antichi ed era conosciuto come la scuola sufi dei Chishtiyya; fu portato a grande gloria da Khwaja Muinuddin Chishti, uno dei più grandi mistici che il mondo abbia mai conosciuto. Non sarebbe esagerato dire che egli vivesse effettivamente di musica; e anche al giorno d’oggi, sebbene il suo corpo giaccia nella tomba di Ajmer da molti secoli, nel suo santuario si suona sempre musica eseguita dai migliori cantanti e musicisti del paese. Questo mostra la gloria di un saggio afflitto dalla povertà, rispetto alla povertà di un re glorioso; il re durante la sua vita possedeva ogni cosa, cessata con la sua morte, mentre la gloria del saggio è in continuo accrescimento. Al giorno d’oggi la musica è prevalente nella scuola dei Chishti, che tengono assemblee musicali meditative chiamate Sama o Qawwali. Durante queste, meditano sull’ideale della loro devozione, che è in accordo con il loro grado di evoluzione, e accendono il fuoco della loro devozione mentre ascoltano la musica. 

Si può dire che il Wajd, l’estasi sacra che i Sufi provano durante il Sama, sia l’unione con l’Amato. Ci sono tre aspetti di questa unione che vengono vissuti dai sufi in diversi stadi di evoluzione. Il primo è l’unione con l’ideale venerato da quel piano della terra presente davanti al devoto, sia esso il piano oggettivo o il piano del pensiero. Il cuore del devoto, colmo di amore, ammirazione e gratitudine, diventa allora capace di visualizzare la forma del proprio ideale di devozione mentre ascolta la musica.

Il secondo stadio dell’estasi, e l’aspetto più elevato dell’unione, è l’unione con la bellezza del carattere dell’ideale, a prescindere dalla forma. Il canto in lode del carattere ideale aiuta l’amore del devoto a sgorgare e a traboccare.

La terza fase dell’estasi è l’unione con l’Amato divino, l’ideale supremo, che è al di là dei limiti di nome e forma, virtù o merito; ideale con il quale l’anima ha costantemente cercato l’unione e che ha finalmente trovato. Questa gioia è indescrivibile. Quando le parole di quelle anime che hanno già raggiunto l’unione con l’Amato divino vengono cantate davanti a colui che sta percorrendo il sentiero dell’amore divino, egli vede sul sentiero tutti i segni descritti in quei versi, e ciò è per lui un grande conforto. La lode di Colui che è così idealizzato, così diverso dall’ideale del mondo in generale, lo riempie di una gioia che va oltre le parole.

L’estasi si manifesta in vari aspetti. A volte un Sufi può versare lacrime, altre volte sospira, altre ancora si esprime attraverso il raqs, il movimento. Tutto ciò viene guardato con rispetto e riverenza da coloro che sono presenti all’assemblea del Sama, poiché l’estasi è considerata beatitudine divina. Il sospiro del devoto gli apre una via verso il mondo invisibile, e le sue lacrime lavano via i peccati di secoli. Ogni rivelazione segue l’estasi; tutta la conoscenza che un libro non può contenere, che una lingua non può esprimere, né un maestro insegnare, gli giunge da sola.

Continua…


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One Reply to “Hazrat Inayat : The Mysticism of Sound pt XXXIII (Italian version)”

  1. Murad

    “Waarheen jullie je ook wenden, daar is het Aangezicht van God.” — Koran 2:115

    Mullah las HIK in een andere taal.

    “Drie fasen,” mompelde hij. “Voorbij naam en vorm.”

    Hij draaide de kaart om.

    “Is dit nog de weg — of al een vertaling ervan?”

    Toen zag hij zijn eigen naam.

    Mullah glimlachte.

    “Ik sta er dus zelf ook nog op.”

    🌹

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