Hazrat Inayat : The Mysticism of Sound pt XXXVIII (Italian version)

Hazrat Inayat: Il misticismo del suono, Pt XXXVIII

Con questa parte Hazrat Inayat Khan continua a svelare le vibrazioni mistiche presenti in alcune parole sacre e conclude il suo ampio insegnamento sul misticismo del suono.

In arabo, “Hayy” significa “eterno” e “Hayyat” significa “vita”; entrambe queste parole indicano la natura eterna di Dio. La parola “Huwal” suggerisce l’idea di onnipresenza, mentre “Huvva” è all’origine del nome di Eva, che simboleggia la manifestazione, così come Adamo simboleggia la vita; in sanscrito sono chiamati Purusha e Prakriti. 

Jehovah era originariamente Yahuva: Ya suggerisce la parola “oh” e Hu sta per Dio, mentre la A rappresenta la manifestazione. Hu è l’origine del suono, ma quando il suono prende forma per la prima volta sul piano esterno, diventa A; pertanto l’alif o l’alfa è considerata la prima espressione di Hu, la parola originaria. L’alfabeto sanscrito, così come quello della maggior parte delle altre lingue, inizia con la lettera A, così come il nome di Dio in diverse lingue. La parola A esprime quindi in inglese “uno” o “primo”; e il segno dell’alif esprime il significato di “uno”, oltre che di “primo”. La lettera A si pronuncia senza l’ausilio dei denti o della lingua, e in sanscrito A significa sempre “senza”.

La A emerge in superficie quando la lingua si solleva e tocca il palato durante la pronuncia della lettera L (lam), e il suono termina con la M (mim), la cui pronuncia chiude le labbra. Queste tre lettere essenziali dell’alfabeto si uniscono a formare, nel Corano, il mistero. Con la A approfondita dall’ain, si forma la parola ILM, che significa conoscenza. Da essa deriva «Alim», che significa «colui che sa». «‘Alam» significa stato o condizione, l’esistenza che è conosciuta.

Quando “alif”, la prima lettera, e “lam”, la lettera centrale, vengono unite, formano la parola “al”, che in arabo significa “il”. In inglese, “all” suggerisce il significato di totalità o natura assoluta dell’esistenza.

La parola Allah, che in arabo significa Dio, se suddivisa in tre parti può essere interpretata come «Colui che proviene dal nulla». El o Ellah hanno lo stesso significato di Allah. Le parole presenti nella Bibbia, Eloi, Elohim e Hallelujah, sono correlate alla parola Allahu.

Le parole «om», «omen», «amen» e «amin», pronunciate in tutti i luoghi di culto, hanno la stessa origine; la «A» all’inizio della parola esprime l’inizio, mentre la «M» al centro indica la fine; la «N», la lettera finale, è l’eco della «M», poiché la «M» termina naturalmente con un suono nasale, la cui pronuncia simboleggia la vita.

Nella parola Ahad, che significa Dio, l’unico Essere, sono impliciti due significati per via dell’assonanza. La lettera A in sanscrito significa “senza”, mentre Hudd in arabo significa “limitazione”.

È dalla stessa fonte che derivano le parole Wahdat, Wahdaniat, Hadi, Hada e Hidayat. Wahdat significa la consapevolezza del Sé; Wahdaniat è la conoscenza del Sé; Hadi, la guida; Hada, guidare; Hidayat significa guida [nome proprio in augurio di una vita illuminata].

Più un Sufi ascolta il Saut-i Sarmad, il suono dell’astratto, più la sua coscienza si libera da ogni limite della vita. L’anima fluttua al di sopra del piano fisico e mentale senza alcuno sforzo particolare da parte dell’uomo, il che rivela il suo stato di calma e pace; nei suoi occhi appare uno sguardo sognante e il suo aspetto diventa radioso, mentre prova la gioia ultraterrena e il rapimento del Wajd, ovvero l’estasi. Quando l’estasi lo travolge, egli non è più consapevole né dell’esistenza fisica né di quella mentale. Questo è il vino celeste, a cui fanno riferimento tutti i poeti Sufi, che è totalmente diverso dalla intossicazione momentanea di questo piano mortale. Una beatitudine celeste sgorga allora dal cuore di un Sufi, la sua mente viene purificata dal peccato, il suo corpo da ogni impurità, e gli si apre una percorso verso il mondo invisibile; egli comincia a ricevere ispirazioni, intuizioni, impressioni e rivelazioni senza il minimo sforzo da parte sua. Non dipende più da un libro o da un maestro, poiché la saggezza divina, la luce della sua anima, lo Spirito Santo, comincia a risplendere su di lui. Come dice Sharif: «Io, alla luce dell’anima, comprendo che la bellezza dei cieli e la grandezza della terra sono l’eco del Tuo flauto magico».


Discover more from The Inner Call

Subscribe to get the latest posts sent to your email.